Il titolo “Spagnoli e Italiani” non è mio… beh, neanche l’articolo è mio… e neanche la traduzione è mia!!! 😀
Allora, mi chiederete voi,  cosa ci fa questo articolo sul tuo blog?
La risposta è semplice: ho un’ammirazione smisurata per la genialità e non posso fare a meno di condividerla con quante persone più posso quando la incontro.
Già non molto tempo fa condividemmo con voi la divertentissima opera di Alfredo Murillo “23 motivi per non mettere mai piede alle Canarie” di cui facemmo un video che, nel caso non l’avesse  visto, troverete a questo link: https://www.facebook.com/iovivoatenerife/videos/1070184403068807/.

Oggi un mio amico mi segnala un articolo che è stato scritto 32 anni fa dal giornalista Juan Arias che ai tempi scriveva per El Pais e tradotto dalla blogger Ilariadot… una vera blogger! (scusate il “vera” ma la precisazione è d’obbligo con tutti i “patacca” che da queste parti si atteggiano a tali…).
L’articolo mette a confronto gli Spagnoli e gli Italiani e lo fa con una grazia, uno stile e una così attenta analisi sia a livello caratteriale che linguistico e psicologico che, oltre a provocare la mia più becera invidia nei confronti del talento di questo grande giornalista, se non fosse per qualche dettaglio potrebbe sembrare essere stato scritto oggi.

Quindi oggi i miei ringraziamenti vanno a chi l’ha scritto, a chi l’ha tradotto (se siete interessati troverete subito qui sotto i link), al mio amico che me l’ha segnalato e a tutti quelli di voi che amano la buona scrittura e la genialità e che si godranno questa “piece” con lo stesso piacere sorpreso che ho provato io nel constatare quanto ancora possa essere attuale: non l’avrà scritto George Orwell ma è indubbio che è datato… 1984!

spagnoli e italiani bandiere

Spagnoli e Italiani

Testo originale: Juan Arias: http://elpais.com/diario/1984/03/28/opinion/449272809_850215.html
Traduzione a cura della blogger Ilariadot: https://www.blogger.com/profile/18249354980762727329

E’ vero che Spagna e Italia sono due Paesi così simili? Così pensano in tanti. Da parte mia, dopo aver passato quasi la metà della vita in Italia, sono ogni giorno più convinto che, al contrario, siamo due popoli profondamente diversi. Quasi in tutto, ad eccezione del sole, delle arance e dell’olio, magnifici, tra l’altro, in entrambi i Paesi.

Quel che inganna molti , come un miraggio, é la simpatia e attrazione quasi istintiva tra i figli di Dante e di Cervantes. Ma potrebbe perfettamente essere che il motivo di tale attrazione consista proprio in questa diversità che ci contraddistingue. A prova dell’attrazione reciproca si é soliti allegare il fatto che siamo entrambi popoli latini. Ma latini sono anche i francesi, e non è lo stesso. Oppure che siamo mediterranei, ma figlia di quel mare è anche la Grecia, e anche con tale Paese le cose sono diverse. Ma, fatta eccezione per questa curiosa attrazione che potrebbe avere come spiegazione una virtù comune, quella di saper accogliere gli altri, per il resto siamo due Paesi molto diversi.

Si è arrivati a credere che spagnoli e italiani si capiscano immediatamente senza aver prima studiato le rispettive lingue. Niente di più falso. Sono due lingue che non si possono capire, né tanto meno parlare, se non si studiano a fondo. Infatti, tutti gli uomini politici di entrambi i Paesi finiscono col ricorrere all’aiuto dell’interprete.

Un’altra cosa che può trarre in inganno è che l’Italia è forse l’unico Paese al mondo con simile capacità di accettazione e così scarsi sentimenti sciovinisti che basta che tu sappia dieci parole della sua lingua perché si complimentino con te dicendoti che la parli divinamente. Ma le due lingue sono diverse come la gente che le parla. Una volta sono stato testimone, alla trattoria romana “La Toscana”, accanto alla fontana di Trevi, di qualcosa di molto curioso e sintomatico. Uno spagnolo appena arrivato dalla Francia si lamentava del carattere antipatico dei francesi, e mi diceva: “qui sì che si sta bene, ti capisci subito con la gente”. E ha mantenuto una lunga conversazione con un cameriere, tra risate e pacche sulle spalle e scambio di foto e di segni. Ma la cosa di cui non si sono resi conto è che per tutto il tempo lo spagnolo parlava di un argomento, e il cameriere di tutto un altro. Capirsi neanche per sbaglio, ma sono usciti convinti di aver parlato della stessa cosa. Se Camilo José Cela ha potuto dire poco tempo fa a Roma che il castigliano è come “un toro furioso”, l’italiano è a mille lingue di distanza da tale furore taurino, dato che ricorda piuttosto il gioco divertito di un agnellino in campagna.

spagnoli e italiani tori che si scontrano

Ci sono parole spagnole che agli italiani suonano come frustate, cominciando da cabrón. Che tragedia, per un italiano, la jota o la ge, o la zeta. Ho amici che da quindici anni continuano a chiamarmi Kuan. Immaginate se mi chiamassi Jorge. Ci sono parole come cincel, o zancajear, o zurriagazo, che sembrano cinese quando le pronuncia un italiano, così com’è quasi impossibile che uno spagnolo riesca a pronunciare correttamente il nome del grande scrittore siciliano Sciascia. Inoltre, l’italiano usa infinitamente più di noi la metafora, la metonimia, l’eufemismo e qualunque tipo di figura retorica. Gli italiani non sono mai linguisticamente cosí drastici come gli spagnoli quando devono offendere, o difendersi, o dare ordini o condannare.

Ma non é solo la lingua. Lo spagnolo è radicale e drastico quasi in tutto: atteggiamenti, espressioni… L’italiano è possibilista e conciliatore. Lo spagnolo si spezza, l’italiano si piega. Il carattere ispano è fatto di acciaio; l’italiano, di gomma. Qui la gente litiga con le mani aperte e, tra di noi, con i pugni chiusi. L’Italia è il Paese della diplomazia. Quella vaticana è nata qui è continua ad essere insuperabile. In essa si insegna che nessun e nessun no devono mai essere tali in modo definitivo. Per questo, per un italiano tutto è possibile e non esistono strade senza ritorno. Non c’è per loro, legge senza escamotage, anche se sono stati i creatori del Diritto. E’ un popolo che mal sopporta la legge, e finisce col crearsela a sua misura. Quando si impiantò la tassa sul valore aggiunto (IVA), in meno di un mese era già uscito un libretto che si intitolava “I 100 modi per non pagare l’Iva”. L’italiano non sopporta le file né la disciplina e, quando può, si intrufola. E quest’astuzia ha già un nome all’estero, dove si chiama agire “all’italiana”.

Lo spagnolo è passionale; l’italiano, sentimentale. Don Chisciotte non avrebbe potuto essere generato a Roma, a Napoli o a Firenze, anche se Cervantes conobbe e viaggiò per questo Paese.

L’eroismo, come concetto, non è italiano. Gli eroi in questo Paese sono sempre soggetti individuali, per quanto molto numerosi nella sua storia. Né il dogmatismo né il fanatismo, e tanto meno l’intransigenza o il nazionalismo sono frutti italiani.

Il maschilismo é èspagnolo, mentre è italianissimo il mammismo. In Italia quasi tutto ha un certo strascico o sapore femminile, e i bambini sono sempre i re della combriccola. Qui l’arte ha genere femminile, e ci sono oggetti che in Spagna non potrebbero mai essere femminili, e qui lo sono , come l’auto o la grappa. Curiosamente, i fiori e il miele sono, invece, maschili. Dei fiori, un mio amico italiano mi disse che magari si deve al fatto che gli italiani li vedono come “gli organi sessuali delle piante”. E credo che lo siano.

spagnoli e italiani cucina di casa

Piacciono, in italiano, le forme sferiche, tipiche del genere femminile. Tonda é persino la pizza, e il quasi infinito numero dei suoi tipi di pasta. La palla, in italiano, è di genere femminile, e anche la squadra di calcio. E’ molto femminile il desiderio innato di piacere che ha qualunque italiano. Per questo spremono la fantasia, e ne hanno un sacco, perché tutti rimangano contenti. Nei bar puoi ordinare il caffè in 15 modi diversi. Al cinema c’è la poltrona e la poltronissima. E nel campo dei gelati diventa già impossibile contarne le varietà. Ci sono addirittura semifreddi. E in nessun altro Paese d’Europa ci sono tanti partiti politici e con così tanti gruppi distinti all’interno di ciascuno di loro come in questo Paese. Qui ci devono essere sempre infinite possibilità di tutto per tutti.

Ogni italiano si sente un artista, un poeta o un inventore. Credo sia il Paese con il maggior numero di cittadini che hanno pubblicato qualcosa nella loro vita, fosse anche pagandoselo di tasca propria. O che si vantano di aver inventato qualcosa, o che hanno cercato di dipingere qualche volta. E l’italiano medio ha un dominio della sua lingua di gran lunga superiore al nostro. Hanno nel sangue il senso dell’estetica, e lo riflettono finanche nella zuppa. La bellezza è l’unico dogma in un Paese che non ama le ideologie. E sono artisti nell’arte di uscire dal cammino prestabilito. La famosa economia sommersa, che sta salvando la crisi economica degli ultimi tempi, non è altro che uno sfoggio di ingenio creativo.

Senza fantasia, questo Paese sarebbe già morto di fame. Perché è formato da gente che crede più ai favori che alla giustizia, più all’amico che allo Stato, più alle raccomandazioni che al Governo. Cercano la raccomandazione anche tra i morti. E la morte è un altro abisso che separa i due popoli. Il “viva la morte” è la cosa meno italiana che si possa concepire. Qui nessuno drammatizza la morte, piuttosto la rimuove.

Il Venerdì Santo passa inosservato. A loro piace la Pasqua, la vita. C’è un culto incredibile per i morti, ma concepiti come vivi, come intercessori. Quando passa un carro funebre è facile che uno spagnolo si tolga il cappello o faccia il segno della croce. Qui è più facile trovare qualcuno che fa gesti molto espressivi, come toccare ferro o legno, o altre cose. Qui non si nomina mai, nelle conversazioni o sulla stampa, la parola “cancro”, riferendosi a una persona malata. Si dice che Tizio o Caio stanno male. Si dice che stanno “poco bene”. Il mistico sfogo di Teresa di Avila “muoio perché non muoio” é quanto di più lontano dalla spiritualità di Francesco d’Assisi.

In un altro campo, l’invidia è tipicamente spagnola, mentre è italiana la gelosia. E gli psicologi conoscono benissimo la profonda differenza che separa questi due sentimenti.

spagnoli e italiani bimbi gelosi

Al contrario, l’onore, la cavalleria, la fede alla parola data sono virtù tipicamente spagnole, mentre é italiana la famosa furberia. Per loro, poter scavalcare impunemente una legge come toreri è, più che un disonore, quasi un’azione eroica. Da lí la sfiducia del turista straniero quando arriva in Italia. Tutto ciò è, probabilmente, il frutto di un’abilità ancestrale di fronte al dominatore di turno. Qualcuno mi disse, una volta, che l’Italia è come una grande autostrada su cui è passato mezzo mondo a saccheggiarla, e che per questo sono stati accentuati così tanto in questo Paese i meccanismi di difesa.

Come é molto italiano il non dire mai di no, in Spagna si dice “sì, señor”, in Italia “signorsì”, che é molto piú reverenziale. Cominciare dicendo “no” é, per un italiano, come confessare la propria impotenza. Se l’orgoglio è spagnolo, il desiderio di congratularsi con il prossimo, di conquistare più amici, di aiutarti a uscire da un impiccio sono tutte qualità molto italiane. C’è chi suppone che si tratti di una disponibilità interessata, dato che gli italiani hanno, come carattere, una propensione congenita alla “mafiosità”, concepita però nella sua accezione ancestrale di necessità di protezione paterna che li difenda contro uno Stato che sente ostile. E’, dicono, come se l’italiano percepisse in ogni favore fatto un amico o protettore potenziale. E’ possibile. Ma, dopo tanti anni in Italia, confesso che se mi trovassi un giorno in un guaio vorrei avere un italiano accanto.

Con uno spagnolo mi sento più sicuro, tuttavia, quando mi giura qualcosa. Della sua parola mi fido di più. E’ qualcosa per cui si dispiace e che invidia lo stesso italiano, che sogna per il suo Paese un supplemento di serietà, mentre credo che lo spagnolo adori, invece, quest’elasticità congenita nell’italiano, per cui tutto finisce con l’aggiustarsi perché le parole “fine” o “impossibile” non appartengono alla sua cultura, dal momento che in questo Paese tutto puó ricominciare, e tutto puó diventare un miracolo.

Hasta pronto!

 

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