Parto o non parto? Se parto quando parto? Parto e dove vado? Parto e rimango o parto e ritorno? Dico che parto o parto e non lo dico? Ma parto davvero o ci penso se partire? Parto perché, o perché parto? Insomma: sono pronto a partire per Tenerife?
Le domande che si pone chi comincia a valutare se sia arrivato o meno il momento di cambiare vita e di aprire un nuovo capitolo della sua esistenza, normalmente portano con sé dubbi e contraddizioni.
Spesso il concetto di “chi siamo” è profondamente ancorato con quello di “dove viviamo”;  benché molti lo neghino ad alta voce, in realtà dentro di loro sono cittadini Italiani e mai potrebbero separarsi per sempre dagli amici, i luoghi che conoscono, la famiglia e… le tagliatelle (sa va sans dir…).

pronto a partire cittadino del mondoUna percentuale molto più bassa di persone si sente un po’ più “indipendente”, chiamiamoli cittadini Europei, disposti a trasferirsi in qualunque parte del Vecchio Continente perché comunque… in poche ore di volo si può tornare da mamma! E’ un numero veramente esiguo quello degli individui assimilabili alla categoria “cittadini del mondo” per i quali il concetto di casa è legato esclusivamente al fazzoletto di terra in cui, in un preciso momento, poggiano i piedi. La CASA ce l’hanno nel cuore, è dove risiedono i loro sogni e si sentiranno sempre a loro agio qualunque cosa ci sia intorno a loro.
Chi si appresta a partire si trova così, volente o nolente, ad affrontare il problema di visualizzare correttamente il concetto di casa, ma la domanda “Dov’è casa tua” non prevede una risposta semplice… quantomeno per quello che riguarda me e tanti altri come me! 😉

Si potrebbe forse trovare identificazione nei legami di sangue “etnico” che ci scorre nelle vene, ma qui la situazione (almeno nel mio caso) si complica visto le mie origini Istriane per parte di padre: tuttavia non parlo né lo Sloveno né il Serbo, so poco o nulla delle loro culture ed abitudini, non mi ritrovo nel loro underground psicologico e… nemmeno mi fa impazzire la loro cucina! Quindi, non mi sento “Istriano” e il sangue non mi rappresenta.

Potremmo magari allora racchiuderci nel concetto di “Dove sono nato, cresciuto ed educato” ed ecco che conseguentemente divento Italiano, magari un po’ nomade visto i biennali trasferimenti di città a cui il lavoro di mio padre ci aveva abituato, ma sicuramente appartenente al Bel Paese. Sarebbe bello se questa fosse la spiegazione più semplice, ma l’aver abbandonato le terre natie allo scoccare dei 18 anni e l’essermi formato ed arricchito d’esperienza in molteplici terre straniere in cui gli Etruschi e l’Impero Romano erano solo vaghi concetti, mi nega anche questa possibilità di identificazione.

pronto a partire uomo in vetta alla montagnaDovrei forse identificarmi con la domanda “Dove ti sei sentito più vivo?” e allora eccomi diventare Catalano (Salut!) e vengo travolto dalla nostalgia per gli anni passati a Barcellona da cui pensavo che niente mi avrebbe più strappato. Sento la mia anima che ritorna ai tempi delle domeniche di paella e sangria che si preparava nel cucinotto in giardino, le grigliate di cordero, le immense avenidas metropolitane e le partite del Barça al Camp Nou. Ma nonostante la mia peña (compagnia) fosse Andalusa, lavorassi con Catalani e parlassi bene la lingua spagnola e anche il callejero (linguaggio della strada), alla fin fine ero appena un po’ più di uno dei tanti “guiris” (turisti stranieri) e sono sicuro che nessuno mi considerasse un vero spagnolo… e d’altronde neanch’io mi ritenevo tale!

Riprovo ancora e cerco di identificarmi su “Dove ho realizzato il mio più grande progetto” ed eccomi un’altra volta Italiano a condurre un locale che, per quanto grande, sembrava non essere mai sufficiente a contenere le centinaia di persone che arrivavano tutte le sere. Eppure ero lì anche la notte in cui è bruciato, sorseggiando attonito una birra che durerà fino al mattino e, all’appagarsi degli ultimi focolai, del mio inveterato senso di appartenenza non era rimasto che cenere…

Che “casa” possa essere dove la meraviglia e il senso di stupore hanno permeato ogni giorno della mia permanenza? Allora posso dire senza dubbio che sono Australiano e che senza dubbio gli odori, i sapori e i colori che mi hanno riempito l’anima in quel periodo non lasceranno mai la mia mente e il mio cuore, ma per quanto alla fine mi sembrasse di avere vissuto solamente per arrivare lì e rimanerci per sempre… lo scadere del visto mi tolse ogni illusione di “aborigenato” e di appartenenza.

Potrei cadere nel banale dicendo che la famiglia da cui provengo è la mia unica casa, ma mio padre fu molto chiaro fin dalla mia adolescenza nello spiegarmi che loro erano solo l’arco che lanciava la freccia… e di non pensare mai di essere un boomerang per non ricadere là da dove ero partito.

 

Tenerife: sei davvero pronto a partire?

Queste poche righe sottolineano come, col progredire della globalizzazione, dell’apparire di nuovi mercati del lavoro e con la velocizzazione e il miglioramento dei sistemi di trasporto e di comunicazione, il comune senso del “se stessi” si è andato via via modificando; si sono aperti nuovi orizzonti e maggiori opportunità per chi non è rimasto ancorato ai vecchi stili di vita “stanziale” che per molti rappresentano ancora un’illusione di ordine e sicurezza.
Pensate che attualmente le persone che lavorano e risiedono in una Nazione differente da quella in cui sono nati, sono più di 200 milioni (come dire 4 volte la popolazione italiana), numero che fa di noi “expat” la quinta nazione (per quanto virtuale) al mondo!
Il punto è che ormai poco conta “da dove venite”, molto più importante è “dove state andando” intendendo con questa espressione cosa state facendo della vostra vita e del vostro desiderio di essere felici.
Perché alla fine è tutto qui il concetto di “casa”, è uno spazio mentale che ci accompagna e ci ricopre e se quando ci fermiamo, ovunque siamo, non ci sentiamo soddisfatti… vuol dire che ancora non abbiamo trovato la nostra vera casa!

Spesso è proprio questo senso di mancanza e di incompletezza che ci spinge a partire e sempre più spesso mi capita di parlare con persone che arrivano a Tenerife con l’idea di trasferirsi MA… senza saper esattamente perché. Ti parlano di “troppe tasse”, di “vita impossibile”, di “poco lavoro”, “di troppo freddo”, ma anche qui c’è disoccupazione, poco lavoro, burocrazia e persino il clima stà cambiando e allora… perché partire? Queste persone non si sono poste le domande giuste prima di fare le valigie, non hanno valutato attentamente quello che è l’aspetto più importante del trasferirsi su quest’isola e non capiscono quando insisto ripetutamente su questo tasto: “Sei davvero sicuro che Tenerife possa diventare la tua nuova casa?!“.

pronto a partire la casa nel cuoreQuando mia moglie ed io ci spostammo dall’Italia e venimmo qui, sapevamo che avremmo dovuto lavorare per vivere ed eravamo ben consci che avremmo dovuto rimparare a capire tutto quello che ci circondava per amalgamarci ed entrare a far parte di una cultura e una società completamente nuove: niente di nuovo quindi rispetto ala nostra quotidianità Italiana MA… alle prese con problematiche diverse e immersi in un clima e in una psicologia che ci confacevano maggiormente. Inoltre noi avevamo ben chiaro che “casa” era, è e sarebbe sempre stata il luogo in cui noi vivevamo e crescevamo come coppia e poco importava se era a Tenerife piuttosto che l’Armenia.

Eppure abbiamo visto tante persone, sistemarsi economicamente e poi ritornare in Italia perché qui “non si sentivano a casa” e allora, fermo restando il valore dell’esperienza con cui ogni trasferimento ci arricchisce, penso che prima di partire bisognerebbe sempre farsi una serie di domande per capire… se davvero vogliamo partire o se il farlo costituirà alla fine solo un’altra problematica che andrà ad appesantire il nostro fardello di insoddisfazione!
Essere pronto a partire significa anche essere pronto a non riuscire e a dovere tornare indietro senza per questo sentirsi dei falliti o vergognarsi di non avere realizzato i propri traguardi: un vero cittadino del mondo si misura solo con se stesso e sa che ogni esperienza fa di lui una persona migliore e gli lascia comunque nuovi strumenti che gli permetteranno di primeggiare in un altro momento.
Partire significa cambiare, mettersi in dubbio, migliorare, confrontarsi, lanciarsi in nuove prove, affrontare imprevisti e sorridere di tutte le sorprese che ti pioveranno addosso ogni giorno:  siete davvero pronti a mettervi in gioco e a ricominciare da un’altra parte?
Eccovi allora una serie di punti che dovreste prendere bene in esame prima di partire perché una volta trasferiti qui… potrebbe essere un po’ tardi! 😉

Queste considerazioni saranno diverse ovviamente a seconda che siate ancora un ventenne ricco di senso dell’avventura e di incoscienza piuttosto che un maturo quarantenne con famiglia e bambini a seguito, ma se sarai onesto con te stesso potrai chiarirti una volta per tutte se sei davvero pronto a partire, se sei pronto a fare di Tenerife la tua nuova casa e se il risultato fosse positivo, allora ti renderai conto che il lavoro, le amicizie e tutto quello che sarà la tua quotidianità tinerfeña  sarà solo il panorama di sfondo della tua nuova casa!  E adesso… pronto a partire con le domande? 🙂

Tenerife: sei davvero pronto a partire?

  1. pronto a partire madre e figliaPronto a partire – Quanto ti mancherà la famiglia?
    L’allontanarsi dai propri affetti famigliari è uno dei primi problemi da affrontare. Probabilmente siete già stati lontani qualche volta, ma sapevate sempre che presto sareste tornati. Ma se state per trasferirvi per sempre allora sappiate che, consciamente o inconsciamente, questo è uno dei motivi principali per cui la gente decide di concludere, spesso repentinamente, l’esperienza del vivere all’estero. Soprattutto laddove esistano genitori in età avanzata, ci si sente presi da sensi di colpa, quasi di tradimento, per non essere più lì, vicini a loro e pronti a dargli conforto o aiuto negli anni del tramonto. Certo, avete a disposizione il cellulare, le video-chiamate, skype e 100 altri modi per restare in contatto, ma fa parte della mentalità italiana sentire la necessità (o avere la scusa) di rimanergli accanto per restituirgli quell’attenzione e quell’amore di cui furono prodighi quando eravamo piccoli. Non mi fermerò a considerare che, se questo ragionamento fosse giusto, la vita di ognuno di noi sarebbe destinata a scorrere per sempre dentro un “recinto” di pochi chilometri di raggio dalla casa dei genitori e da quella dei nonni e che se questa era la “verità rurale” di una volta con una sua logica circostanziale, non può certo essere una “verità globale” oggi laddove il mondo e le circostanze sono totalmente cambiate. La sola cosa importante è che immaginiate il momento dei distacco all’aeroporto, le telefonate in cui li vedrete invecchiare e non potrete passare a trovarli e i bollettini medici verbali con cui altri parenti o amici vi informeranno delle tante piccole complicazioni quotidiane che potrebbero affettare la vita dei vostri familiari: sei pronto a partire e ad affrontare tutto questo o vuoi tenerlo da parte per avere una scusa in seguito per giustificare il tuo ritorno a casa?
    Anche a noi mancano le nostre famiglie e grazie a Dio il lavoro e la distanza di Tenerife dall’Italia, non sono tali da non permetterci di tornare 4-5 volte all’anno a casa per vederli;  ma loro sono il braccio che ci indica la direzione, noi siamo il vascello che solca il mare… anche per loro!
  2. pronto a partire nave in marePronto a partire – Pronto a mollare le ancore?
    La vita ci ha portato a stringere legami molto forti con un numero ristretto di persone: sono i nostri amici più cari, quelli con cui abbiamo condiviso momenti magici della vita e quelli con cui ci siamo sostenuti vicendevolmente nei momenti bui della nostra esistenza. Sono quelli che cerchiamo per andarci a bere una birra senza bisogno di motivazioni o di cose da raccontare perché con loro anche il silenzio si riempie di significato. Avete sempre saputo che i vostri figli si sarebbero frequentati, magari anche innamorati, che le vostre mogli sarebbero diventate amiche e che le grigliate di fine mese, con la neve o con il solleone che fosse, non avrebbero mai avuto fine. Avete gli album (beh, magari adesso più il “cloud” del cellulare) pieni di foto con loro, molte di queste, a volte, risalgono ai tempi dell’infanzia e da domani… non apparirete più nelle prossime foto di gruppo, perché non ci sarete alla prossima grigliata, né alla comunione dei loro figli e neanche alla loro festa di pensionamento…
    Prova ad immaginare questa situazione e tutte le altre che ti identifichino questo distacco e poi chiediti se sei veramente pronto a partire e a recidere per sempre questi legami. Certamente farai nuove amicizie che ti sorprenderanno al di là di quanto tu possa immaginare oggi ma… nessuno di loro ti avrà conosciuto quando eri piccolo e sarà cresciuto con te!
  3. pronto a partire cartelli stradaliPronto a partire – Quanto pesano le consuetudini?
    Siamo animali abitudinari e questa è una verità inconfutabile. Possiamo cambiare completamente Nazione di residenza, usi e costumi ma, in qualunque maniera e quanto più prontamente sia possibile, cercheremo di ricrearci un insieme di abitudini che ci accompagnino nella nostra quotidianità. Il caffè al mattino nello stesso bar in cui tutte le facce ci sono familiari e ci si chiama per nome, il giornale nella stessa edicola che ha già cambiato tre gestori ma con cui ogni giorno si discorre di politica, del tempo e delle donne che passano, per non parlare della partitella a calcetto nelle domeniche in cui non si va con la “combriccola” allo stadio. Molte persone identificano il concetto di “casa” con queste situazioni “ripetitive” che nell’arco degli anni si sono caricate di significati e di sicurezze e che hanno dato un senso allo scorrere del tempo. Una volta arrivati in un posto nuovo, vi creerete nuove abitudini, alcune più divertenti, altre solo circostanziali, ma comunque tutte… con un sapore differente da quelle che avrete lasciato.  Se le abitudini per te sono importanti devi essere sicuro di essere veramente pronto a partire e ad abbandonarle, o rassegnarti al fatto… che non sarai mai pronto!
  4. pronto a partire martello e chiodoPronto a partire – Quanto ti identifichi con il tuo lavoro?
    Avete speso tutta la vita per crearvi esperienza e competenze e oggi siete giustamente orgogliosi di come svolgete la vostra attività e di tutto lo storico che avete accumulato che vi permette di fronteggiare qualunque imprevisto. Il vostro lavoro vi ha permesso di crearvi una famiglia, una quotidianità e persino alcune certezze e adesso che state valutando un trasferimento vi sentite tremare i polsi davanti a quello che vedete come un abisso di ignoto. Ma il lavoro è solo uno strumento, un martello con cui piantare i chiodi con i quali costruire la vostra casa: voi siete il braccio che lo impugna e lo dirige e se sono finiti i chiodi da piantare… riponete il martello nella cassetta degli attrezzi senza rimpianti e preparatevi ad impugnare lo strumento più idoneo per costruire la vostra nuova abitazione. Ricordatevi che dovunque andrete la vostra professionalità e le vostre capacità saranno sempre con voi e che comunque voi non siete il vostro lavoro, ma siete l’eccellenza che crea nuove realtà: non vi trasformerete da idraulici in ristoratori, perché questa forma di suicidio è già abusata qui a Tenerife, ma potreste decidere di reinventarvi per esempio da muratori a… noleggiatori di ombrelloni! Ricordatevi che qui il clima ha portato molti di noi a scegliere professioni diverse da quelle precedenti…
  5. pronto a partire faro nella tempestaPronto a partire – Le certezze sono il tuo rifugio?
    Non serve che sia io a sottolinearvi il fatto che trasferirsi all’estero significa lasciarsi alle spalle tutte le certezze che avevamo. Alcune cose che in Italia erano proibite qui fanno parte della vita di tutti i giorni, altre che facevamo per abitudine qui vengono ferocemente multate. La grande domanda che bisogna porsi è se si preferisce essere liberi di fare nuove scelte o se si preferisce scegliere di non liberarsi dalle vecchie. Il punto è che spesso ci si basa sulle sicurezze esterne che ci costruiamo o che abbiamo appreso scordandosi che, invece, sono le sicurezze che abbiamo interiormente che ci definiscono come individuo. Quelle ce le portiamo dietro dovunque andiamo e la più importante che hanno in comune tutti i “cittadini del mondo” è la certezza… di non avere certezze, di essere sempre pronti ad imparare e meglio ancora se siamo tanto fortunati da trovare chi ci insegna perché imparare non è mai un’umiliazione, ma una dimostrazione di intelligenza.
  6. pronto a partire uomo solo su panchinaPronto a partire – Come reagisci al sentirti solo?
    I brasiliani hanno una parola per definire la nostalgia di casa: saudade.
    In realtà il significato è molto più complesso e descrive quel senso di abbandono, di isolamento, di lontananza da tutti i punti fermi che alle volte ci può cogliere anche mentre siamo in Italia, ma che quando ci prende all’estero è molto più amplificato. Sono momenti in cui vi chiederete se avete fatto la scelta giusta, se potete tornare indietro sui vostri passi e vi sentirete come se il mondo all’improvviso fosse troppo grande e voi dannatamente troppo piccoli.
    Non è la prima volta che mi trasferisco in un stato estero e vi garantisco che nei lontani anni ’80, il primo Natale lontano da amici e famigliari l’ho passato silenziosamente chiuso in casa, avvolto in una cupa depressione e con qualche lacrima che inseguiva le precedenti a rigarmi il viso. Poi passa? No, ma impari a viverci e a godere delle nuove sensazioni che una vita diversa ti può offrire.
    Ma non è così per tutti, molti non riescono a reggere a questa nostalgia e al senso di solitudine e rinunciano a proseguire la loro esperienza. Visualizza il tuo compleanno senza i tuoi amici e con un vassoio di bollycao invece che di bignè, o il pranzo di Natale senza genitori con davanti una paella invece che zampone e lenticchie: se al posto delle lacrime ti sale l’acquolina… sei pronto a partire!
  7. pronto a partire uomo che fa resistenzaPronto a partire – Fai resistenza ai cambiamenti?
    La parola d’ordine per chi si trasferisce è “adattarsi”: imparare una nuova lingua (bene però, non come il 90% dei connazionali sull’isola), conformarsi a nuovi gusti, imparare ad apprezzare una nuova psicologia e una maniera differente di vedere la vita e persino assorbire una nuova cultura.
    Comunicare sarà importantissimo per stabilire rapporti personali e non incorrere in equivoci o situazioni imbarazzanti, il cibo avrà consistenze e sapori differenti da quello a cui siete abituati, quello che fa ridere in Italia qui non verrà neanche compreso perché si rifà a situazioni lontane nel modo di vivere e di intendere e se vorrete vantarvi di Colombo e dei suoi viaggi… beh, dovrete contenderne la nazionalità con la Spagna e persino col Portogallo! 😀
    La vostra energia e dinamicità dovrete incanalarla in maniera che non cozzi contro la flemma canaria e ricordatevi sempre che non siete arrivati qui per “civilizzare” gli aborigeni, ma che, al contrario, siete solo extracomunitari ospiti di un’isola generosa, ma anche impietosa con gli arroganti e gli ignoranti.
    Guardate la nuova vita con occhi da bambino e ogni cosa sarà una meravigliosa sorpresa, oppure rifiutatevi di cambiare ma a questo punto, per favore… non cambiate nemmeno Nazione!
  8. pronto a partire bottone di resetPronto a partire – Sei conscio che dovrai “ripartire da zero”?
    Una delle cose su cui ci si sofferma meno a pensare è proprio che, nel momento in cui vi trasferirete in un luogo in cui non vi conosce nessuno, portate con voi le vostre competenze e i vostri talenti, ma non la vostra reputazione. Bisognerà ricominciare daccapo e riguadagnarsi, giorno dopo giorno, quella stessa considerazione di cui godevate in patria. Spesso la vita che facciamo non ci soddisfa, ma la conosciamo talmente bene che riusciamo a sopportarla abbastanza facilmente e spesso ci ripetiamo il motto “Chi lascia la via vecchia per la nuova…”. Ma poi decidiamo di partire e dentro di noi immaginiamo una vita nuova, migliore, più ricca di speranze e di obbiettivi!
    Mettetevi seduti e leggete bene queste parole: tutto quello che avrete qui a Tenerife sarà solo quello che vi conquisterete perché nessuno, in nessuna parte del mondo, vi regala niente.
    Qui potete davvero ricominciare una vita differente e impegnarvi perché sia il migliore possibile per le vostre aspettative MA sarete fuori dalla vostra “zona di confort”, qui dovrete riconquistare la stima e la considerazione di tutti e serviranno tempo e sacrifici.
    Se continuerai a fare sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati ma… farai meno fatica che se intraprendessi un nuovo cammino. Sei pronto a partire o questo ti spaventa?

 

pronto a partire sassi in equilibrioQuindi… sei pronto a partire? Conclusioni

Questa parte dell’articolo non sta a me scriverla, ma ad ognuno di voi che avete letto questo articolo e in qualche cosa vi siete ritrovati e in altro no. Forse partirete più convinti, forse rinuncerete perché non avevate considerato qualcosa, forse vi conoscerò… forse no!
Quanto costa abbandonare la propria vita? E quanto costa vivere con il rimpianto che se ci aveste provato forse avreste potuto essere più soddisfatti?
Meglio essere una roccia inamovibile su cui si fondi e trovi appoggio tutta la vostra vita e quelle dei vostri affetti o meglio essere una freccia lanciata verso un’orizzonte lontano e pieno si sorprese?
Quanto costa il biglietto di un aereo? E quanto può costare non averlo fatto?
Sono domande a cui solo voi potete dare risposta, perché non ci sono due persone uguali in tutto il mondo e ciò che è giusto per voi è inevitabilmente… giusto per voi!

Voglio chiudere questo articolo con una frase che mi ripeteva sempre un grande uomo che mi ha fatto da mentore per molti anni: “Ricordati sempre che, sia che tu sia convinto di farcela o che sia convinto di non farcela, alla fine… avrai ragione tu! Alla resa dei conti scoprirai che non siamo ciò che siamo, ma ciò che facciamo e che solo la nostra volontà determina dove andiamo”
Spero che queste parole possano servire a voi anche solo la metà di quanto sono servite a me! 🙂

Hasta pronto!

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