DOWNSHIFTING

“Non esistono luoghi più oscuri della nostra stessa mente”

E’ veramente difficile guardarsi dentro e analizzare obbiettivamente se stessi… alle volte è quasi un compito impossibile!  Ricordo ancora come alcuni anni fa fossi arrivato ad un livello di insoddisfazione generale che raggiungeva vette epiche: se il tempo era brutto era una giornata deprimente, se era bello era fastidiosamente afosa, le persone mi sembravano tutte grigie e cieche, vivere era solo un susseguirsi di bollette e pagamenti e persino le vacanze, o i giorni liberi, erano ammantati da un vago senso di colpa per non stare facendo niente di più “economicamente utile”.

A guardare da fuori la vita che conducevamo mia moglie ed io, sembrava tutto perfetto: una bella casa, un ottimo lavoro, buoni amici, insomma… una vita quasi invidiabile, eppure noi non la vivevamo così: i rapporti familiari si inasprivano, il futuro sembrava sogghignarci in faccia in maniera preoccupante, la pensione era solo un’utopia e il mantenere la nostra qualità di vita era evidentemente ogni giorno più difficile. Eravamo prigionieri di una spirale che ci portava a lavorare sempre di più a scapito del nostro benessere  fisico ed emotivo e con l’unico scopo di avere abbastanza soldi per  poi spenderli nel recuperare la salute che stavamo perdendo e “comprarci” un’illusione di tranquillità e di felicità… che però non arrivava mai!

downshifting uomini come robotQuello che peggiorava la situazione e che tutti intorno a noi erano nella stessa situazione e tutti vivevamo correndo, quasi per abbrivio, senza fermarci un attimo a pensare se la vita che stavamo facendo avesse un senso, anzi… se stavamo spendendo la sola vita che avevamo a disposizione nella maniera più soddisfacente. Si viveva immersi  e sospesi in una nube di negatività, rafforzata ed accresciuta quotidianamente da giornali, telegiornali, chiacchiere da bar, passa parola: si aveva tutti l’impressione che il mondo stesse disgregandosi intorno a noi e ci sentivamo quasi naufraghi senza speranze di essere salvati.

 

Downshifting: come comincia…

Poi un giorno, mentre mi affogavo con il solito toast, nel solito autogrill e con la solita fretta,  lessi una frase di Bill Nye: “C’è qualcosa che non funziona in una società di persone che prendono la macchina per andare in palestra a pedalare su una bicicletta statica”.
Penso che su 1000 persone che hanno letto queste poche parole, 999 si siano limitate a sorridere e a scuotere la testa per poi proseguire sulla loro strada di sempre.  Ma quel giorno ricordo che rimasi con la bocca aperta e le briciole del toast che mi cadevano sul tavolo, all’improvviso i rumori e le voci intorno a me sembravano spariti come pure erano diventate sfocate tutte le lettere del giornale che avevo in mano e in cui risaltava, vivida e leggibile, solo quella frase.  Era l’ovvietà più scontata che potessi leggere e proprio per questo… metteva tutto in una prospettiva diversa proiettandomi in un’analisi di tutto quello che mi circondava.

downshifting ragazza che fa spinning

Non arrivai mai all’appuntamento quel giorno… e neppure nei giorni successivi; ricordo mia moglie che seguiva con sguardo preoccupato non solo l’incredibile novità della mia presenza nelle ore di lavoro, ma soprattutto la mia espressione concentrata e il mio vagare camminando per tutta la casa e il giardino. Stavo pensando… e già questa era un’attività che all’improvviso mi sembrava meravigliosa: prendermi alcuni giorni con l’unico obbiettivo di valutare me stesso e la mia vita e considerare attentamente le mie priorità!

Ma torniamo alla frase che avevo letto… L’assurdità del comportamento mio e dell’umanità in generale  intorno a me, era implicitamente racchiusa in quelle poche parole: prendere un mezzo inquinante e dispendioso come la macchina, perdere tempo per fare i chilometri che ci separano dalla palestra, spendere dei soldi per l’iscrizione e per comprare il giusto abbigliamento, sprecare ore di tempo tra andare, spogliarci, esercitarci, docciarci, rivestirci e tornare a casa solo per pedalare su una bicicletta… che non va da nessuna parte! Non sarebbe stato più logico, più economico e meno distruttivo tornare a casa, prendere una bicicletta vera e andare a fare una passeggiata? Magari con mia moglie e magari facendo quattro chiacchiere con la donna che amo e che per colpa del lavoro e di tutte queste cose stupide vedevo sempre meno ogni giorno che passava… Quante cose della nostra vita correvano su questi binari, distruggendo al loro passaggio tutto ciò che era veramente importante, senza che ce ne rendessimo conto?

 

Downshifting: cosa succede dopo…

In quei giorni cominciai a vedere tutto più chiaramente, mi resi conto che eravamo prigionieri di una cultura consumistica basata sul superfluo e sull’apparire e a mano a mano che mi confrontavo con mia moglie ci rendevamo conto che più della metà delle cose che facevamo erano inutilmente tese a permetterci di possedere o fare cose che non ci servivano e non ci davano piacere. Furono giorni bellissimi in cui parlammo veramente tanto e ogni volta che scoprivamo annidata e nascosta una qualche abitudine o spesa inutile (quando non deleteria), la segnavamo su un foglio e ci complimentavamo a vicenda. Spesso scoppiavamo a ridere e ci applaudivamo persino a vicenda: c’era Tenerife nell’aria… ma allora ancora non lo sapevamo! 🙂

Quando alla fine andammo a rileggere tutti i fogli che avevamo scritto, ci accorgemmo che, senza farci mancare assolutamente niente, potevamo vivere con meno della metà di quello che guadagnavamo in quel periodo e… risparmiando metà del tempo speso a lavorare e quindi con molto più spazio per noi, per i nostri sentimenti e per le nostre passioni.  Ma ormai eravamo entrati in quella fase in cui ti sembra che niente possa mai bastare e volevamo ancora di più!
L’Italia tra tasse, imposte e consuetudini, poteva solo permetterci di allentare il guinzaglio, ma non di togliercelo e allora, atlante alla mano e internet collegato, cominciammo a valutare dove avremmo potuto costruirci una nuova vita fondata sullo stare insieme, sull’avere tempo per gli amici e per gli hobby e con la giusta parte di vita dedicata al lavoro per mantenerci.

downshifting coppia che consulta un tablet

Capimmo subito che trasferirci sarebbe stato essenziale per liberarci dalle consuetudini che ci imprigionavano (si chiama “rottura di schema”) e ci costruimmo un profilo ideale di come doveva essere il luogo dove avremmo voluto vivere: lontananza, clima, fiscalità, lingua, opportunità, psicologia locale, eccetera eccetera!
Furono anni in cui ci ritagliammo, spesso e volentieri, gli spazi necessari a concederci delle vacanze di 10-15 giorni e andammo all’esplorazione di diverse nazioni fino a sbarcare qui a Tenerife… e il fatto che da qui scriva questo articolo e che qui abbia la residenza mi permette di soprassedere dallo spiegarvi quale decisione si sia presa alla fine. 😉

 

Downshifting: perché ne parliamo ora

Perché proprio oggi parlo di questo? Per due precisi motivi, uno scatenante (cioè che mi ha spinto a farlo) e uno illuminante (cioè che ha messo in una prospettiva diversa questa nostra scelta di vita).
Il primo procede, come sempre, da quell’universo triste, litigioso ed inutile che è costituito dalla maggior parte dei gruppi Facebook che parlano di Tenerife e in cui le persone si scannano, litigano, si insultano, danno mezze informazioni e si complimentano tra di loro per quanto “ce l’hanno duro” o per quanto sono intelligenti. Proprio oggi, su uno di questi gruppi che si definiscono “autorevoli” è apparso un post dell’imbecille di turno che, in risposta ad un pensionato che chiedeva se si poteva vivere con 1000 euro al mese, scriveva: “Se devi venire a Tenerife per mangiare in casa, non poter andare al ristorante e magari vivere in qualche paese periferico che non sia Las Americas o Fanabè, allora è meglio che continui a vivere di merda (testuale, lo giuro…) in Italia che almeno hai vicino i parenti!

A parte che credo che il pensionato, che probabilmente in Italia, con quella cifra, mangiava alla Caritas (che, giusto per informazione a quel ritardato del post, non è un ristorante!!!), saputo che qui avrebbe potuto mangiare tutti i giorni in casa sua, abbia fatto immediatamente la valigia e salutato vicini e parenti; ma la cosa che più mi ha colpito è come la mentalità dell’apparire fosse rimasta incollata addosso a quella triste persona, venuta qui per godere della semplicità quotidiana di quest’isola per poi continuare ad identificare la sua felicità col modello della macchina, la zona in cui vive, o il numero delle volte in cui va al ristorante.

downshifting coppia che si tiene per mano in riva al mare

Le scelte che abbiamo fatto io e mia moglie ci hanno portato ad eliminare l’importanza che si dà a tutto questo e ci hanno regalato tempo libero e gioia di viverlo e godercelo che prima avevamo quasi dimenticato.
Ci sembrò la cosa giusta da fare ai tempi e ne siamo ancora più convinti oggi e ci sembrava davvero di avere avuto un’idea originale e personale.
Ed è qui che nasce il secondo motivo per cui mi ritrovo a scrivere queste righe: la scoperta, proprio qualche giorno fa, che invece facciamo parte di un movimento di pensiero e di vita, che coinvolge centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e che va sotto il nome di “Downshifting”.

 

Downshifting: ma cosa significa?

Volendo fornire una traduzione il più possibile letterale, si potrebbe definirlo  “spostarsi verso il basso”, ma in maniera meno formale, quasi tutti lo descrivono come “andare più adagio, scalare le marce”. Ma quel’è il vero significato, quali concetti si nascondono dietro questo termine? Sicuramente quelli di voi che come me sono “diversamente giovani”, ricorderanno la frenesia che pervase gli anni 80: imperversava la filosofia degli Yuppies (abbreviazione di “Young Urban Professional”) e sembrava che il mondo e il futuro dovesse essere loro! Successo e ostentazione, eleganza e ambizione, lavorare duro e fare carriera per poter avere il meglio che offriva la vita e mostrarlo a tutti.

downshifting leonardo di caprio in wallstreat che getta soldi

Abbiamo vissuto tutti per più di un ventennio con questo esempio che i genitori indicavano senza sosta ai loro figli.
Il Downshifting è l’esatto contrario, principalmente per tutto quello che riguarda il lavoro, i soldi e la carriera: fare meno, ma farlo meglio e con più passione; farlo per se stessi e non per ottenere l’approvazione degli altri; semplificare la propria vita eliminando le cose superflue e che magari ci complicano la vita e soprattutto avere più tempo per sè, per gli amici, per gli hobby e per le vacanze… purché non troppo costose!

In poche parole liberarsi da tutti i condizionamenti che una società consumistica e industrializzata ci ha inculcato fin da piccoli, evadere dal gorgo dell’ “apparire” a vantaggio dell’ “essere”  e smettere di identificare il proprio successo e la propria auto-realizzazione con ciò che possediamo, invece che con la qualità della vita che riusciamo a costruirci.

 

Downshifting: le origini

Questa filosofia di vita comincia a prendere piede all’avvicinarsi degli anni 2000, quando sono proprio quelle categorie di professionisti affermati e in carriera che, dopo una vita passata solo a concentrarsi sul lavoro e sul denaro, si accorgono che vivere per produrre, per guadagnare e poi consumare, secondo un rigido schema di “lavoro, produco, guadagno, pago, pretendo, consumo”, non era poi che assicurasse questa gran felicità!
Nasce il quegli anni il neologismo Downshifting che con questa espressione intendeva individuare le persone che scelgono uno stile di vita meno faticoso, meno gratificante in termini economici, ma molto, molto più soddisfacente dal punto di vista della qualità della vita personale.

Questa filosofia di vita si ricollega anche ai movimenti slow-food e slow-money e con le teorie di una “decrescita felice” ipotizzata da molti economisti con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul consumo di energia, la produzione di rifiuti, la congestione dei trasporti e così via. Ad oggi si calcola che tra le popolazioni industrializzate siano già vari milioni le persone che hanno abbracciato questa maniera di vivere e di pensare e che varie decine di milioni vi si stiano approcciando!
Così all’improvviso, mia moglie ed io, abbiamo scoperto di non essere soli nelle nostre scelte, ma di fare parte di una grande community mondiale che condivide e precorre le nostre scelte!

 

Downshifting: bisogna esserne convinti

E’ molto importante tenere presente che il “Downshifter” (si chiamano così le persone che vivono seguendo questa filosofia), compie una scelta precisa di decrescita economica e lavorativa, liberandosi dai condizionamenti sociali e costruendosi una propria scala di priorità e di necessità!
Bisogna davvero sentire dentro di sé, in maniera forte e chiara, quel senso di comprensione del reale significato che ha il concetto “avere una sola vita” e decidere se siamo più interessati a possedere un plasma panoramico curvo da 50 pollici (davanti al quale isolarci e ottunderci immergendoci ancora di più in programmi tesi a condizionarci), o qualche ora libera in più da dedicare ai nostri affetti e alle cose importanti della vita. Perché purtroppo nessuno di noi è immortale e anche se è brutto da dire, nelle nostre ultime ore non si pensa al Porsche Cayenne in garage, ma a tutte le cose che non abbiamo fatto, a tutte le persone a cui non abbiamo avuto il tempo di dire che gli volevamo bene e a tutti gli affetti che non abbiamo contraccambiato con il tempo e l’attenzione che avrebbero meritato. Epicuro diceva che se si voleva sentirsi ricchi, non era necessario accrescere il proprio patrimonio… bastava diminuire la nostra avidità!!! 😉

Non so se a qualcuno di coloro che mi stà leggendo ha cominciato a suonare qualche campanellino in testa, se si è ritrovato nelle mie descrizioni e se all’improvviso si sente più strangolato che mai da una vita che stà facendo che gli ruba tempo e non restituisce felicità e tranquillità.
Trasferirci a Tenerife è stato forse il passo più importante perché ci ha permesso di “strappare” da tutte le abitudini e consuetudini che avevamo e immergerci in una cultura più semplice e meno votata all’apparire; questo ci ha aiutato tantissimo a ricostruire la nostra scala di valori e priorità all’insegna di non farci mancare niente, ma anche di non avere niente che non ci serve davvero, di modo di avere più tempo libero per le cose e le persone che davvero erano importanti per noi e che ci davano felicità.

downshifting persone controluce in spiaggia

Anche per questo motivo siamo innamorati di quest’isola, perché non siamo venuti qui a fare “business”, ma a guadagnarci da vivere quanto bastava per essere tranquilli… in un ambiente in cui clima, la qualità della vita e i relativi costi e persino la psicologia della gente, sembravano essere stati creati per accogliere a braccia aperte chi la pensava come noi.
Se sentite anche voi un solletichino e se ogni mattina quando vi alzate il primo desiderio che sentite è quello di nascondervi sotto le coperte per non dovervi rituffare in una vita che non vi soddisfa, allora magari siete pronti a valutare anche voi l’idea di “Downshiftare”!

Nel seguito di questo articolo che trovate già pubblicato, scoprirete i 13 obbiettivi da raggiungere per guadagnarsi una vita più tranquilla, più felice, più piena e più degna di essere goduta!

 

Hasta pronto!

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