ATTENZIONE:
Questo articolo sui Cannabis Club non nasce per esprimere opinioni, fare moralismi, considerazioni etiche, né per promuovere o criticare l’esistenza di queste attività: il suo scopo è puramente informativo su una precisa realtà esistente sull’isola e nella legislazione Spagnola. Questo articolo, quindi, non viene pubblicato per promuovere dibattiti e gli eventuali commenti di questo tipo verranno trattati di conseguenza.

Una delle prime realtà di cui sono venuto a conoscenza praticamente appena installatomi sull’isola, è stata proprio l’esistenza del “Cannabis Club”, associazioni no-profit (così almeno dovrebbero essere) di consumatori di Marijuana per uso terapeutico o ludico.
Il fatto che abbia deciso di informarmi su queste attività, non derivava tanto da un mio interesse personale (che sarebbe stato abbastanza incauto vista la mia fascia d’età… vintage!), ma dalle continue richieste di delucidazioni in merito che mi arrivavano non solo da “giovani turisti” appena sbarcati ma anche da insospettabili “over 40”, spesso interessati più all’aspetto imprenditoriale della cosa che a quello del consumo.

Ho sempre pensato che nella vita la possibilità di fare delle scelte corrette sia sempre il prodotto di una buona informazione e quindi ho cominciato ad accumulare materiale inerente all’argomento, a conoscere e parlare con i titolari di un paio di queste associazioni e a crearmi un quadro generale della situazione attuale che, come quasi tutto quello che riguarda Tenerife, è conosciuto in maniera confusa e spesso contraddittoria.

Cominciamo quindi col gettare un’occhiata approfondita alla legislazione vigente che, relativamente all’argomento trattato oggi, si rifà alla Ley Orgánica 4/2015, del 30 di marzo, per la Protección de la Seguridad Ciudadana, pubblicata nel BOE (Boletín Oficial del Estado) il 31 de Marzo e entrata in vigore nel Luglio dello stesso anno…

 

cannabis martello giudice

 

Cannabis Club – Cosa dice il Codice Civile

Dalla prima stesura di questa legge nel 2014, passando per i vari emendamenti e modifiche antecedenti alla sua approvazione, è stata introdotta una specificazione importante che ha fatto sì che molti pensassero, in maniera troppo semplicistica, che in Spagna fosse stata depenalizzata la coltivazione della cannabis.
Mentre infatti nella prima stesura, a prescindere dalle circostanze, veniva sanzionata sia a livello amministrativo che penale la coltivazione di qualunque pianta contenente sostanze psicoattive, nella legge definitiva viene aggiunta una specifica importante facendo sì che il testo dell’artícolo 36/18 stabilisca chiaramente che la coltivazione è illegale e sanzionata solo se effettuata in luogo pubblico (”La ejecución de actos de plantación y cultivo ilícitos de drogas tóxicas, estupefacientes o sustancias psicotrópicas en lugares visibles al público, no constitutivos de delito”).

Sembrerebbe quindi che la coltivazione di Marijuana rimanga illegale solo nel caso che sia effettuata in luoghi pubblici, aprendo le porte quindi all’inevitabile interpretazione che sia consentita se effettuata in casa, in serre o nei Cannabis Club autorizzati.

Più che di una “depenalizzazione” sembrerebbe che si parli di una “non penalizzazione” in limitati casi specifici e che si siano aperte le porte alla possibilità di coltivare Cannabis liberamente purché nel rispetto del parametro di “non visibilità” sopra citato.
Tuttavia, riteniamo che tutti i fautori della liberalizzazione dovrebbero aspettare a “cantare vittoria” perché manca ancora una giurisprudenza applicata in tale senso, ovverosia un certo numero di ricorsi e sentenze che diano uno “storico” del punto di vista e dell’interpretazione dei giudici…

Questa legge, infatti, non solo non depenalizza niente ma, al contrario, si limita ad introdurre e sottolineare in maniera decisa una nuova infrazione amministrativa relativamente alla coltivazione della Marijuana in luoghi pubblici. Inoltre non cambia assolutamente niente a livello di Codice Penale per il quale, la coltivazione al fine di spaccio, resta proibita adesso come precedentemente: non costituisce delitto solo se si può dimostrare in fase processuale che la coltivazione è per uso personale e giustificata da ben circostanziati motivi non discostandosi quindi di una virgola dalla situazione precedente a questa nuova legge del 2015.
Inoltre, chiunque voglia avvicinarsi a questo argomento con spirito pragmatico, deve tenere in debita considerazione che la legge fin qui in questione, appartiene al codice civile e non a quello penale, ricordandosi che mentre un’infrazione al codice civile viene normalmente sanzionata con una multa, quelle al codice penale possono portare a sgraditi periodi di permanenza nelle prigioni locali. 🙁

 

Cannabis Club – Cosa dice il Codice Penale

Come ben specificato nell’artícolo 368 del Código Penal relativo alla coltivazione della Cannabis, qualunque forma di coltivazione, fabbricazione, vendita, cessione e persino donazione di droga, è un delitto passibile di carcere: parimenti sono considerati illegali anche il possesso e il trasporto se con finalità di distribuzione o spaccio. Per di più, non essendoci nei trattati internazionali nessuna specifica sui vari tipi di droga (la Marijuana viene equiparata alla cocaina o all’eroina), è stata la legge spagnola ad introdurre la differenziazione tra “blanda” (ossia leggera: Hashish, Marijuana e Olio di Hashish) e “dura” (ossia pesante: tutte le altre).

L’inserimento dei vari tipi di droga nelle varie categorie (sopra inserito in parentesi) non è però specificato nel Codice ed è stata la giurisprudenza, con le varie Sentenze del Tribunale Supremo (S.T.S.) a darne una qualche catalogazione e a differenziarne le pene: da 3 a 9 anni in caso di droga che causi danni gravi alla salute e da 1 a 3 anni nel caso non sia chiaramente dannosa. Per di più, la pena detentiva, sarà anche integrata da una pena pecuniaria variabile a seconda della quantità di droga che sia stata sequestrata.

A tutti gli effetti, quindi, la legge e le varie STS escludono che ci sia delitto od eventuale pena, nel caso in cui la coltivazione, il trasporto e il consumo sia per uso personale MA… nemmeno questa è una buona notizia visto che le autorità non sono solite tenere in nessuna considerazione il concetto di “presunzione d’innocenza” e sono quindi use a trattare il sospettato esattamente come un trafficante di droga, imprigionandolo e mettendolo a disposizione delle autorità giudiziarie fino a quando non dimostri la sua estraneità a qualunque pratica di spaccio!

 

cannabis ricetta medico

 

Cannabis Club – Chi può definirsi consumatore abituale?

Essendo l’onere della prova a carico dell’accusato, questi, secondo il parere dell’ AMEC, Asociación Madrileña de Estudios para el Cannabis, potrà dimostrare di essere un consumatore nelle seguenti maniere:

  • Appartenere a un Cannabis Club legalmente costituito
  • Essere in possesso od ottenere un certificato medico che attesti una patologia per la quale sia provata l’efficacia dei cannabinoidi in concordanza con il parere del SEIC (Sociedad Española de Investigacion sobre Cannabinoides).
  • Ottenere un certificato medico in cui si constati la sofferenza di una delle patologie per le quali la “Comisión Clínica de la Delegación del Gobierno para el Plan Nacional Sobre Drogas”, dipendente dal “Ministerio de Sanidad y Política Social”, riconosca i benefici terapeutici della cannabis.
  • Ottenere un permesso per auto-coltivazione o utilizzo medico della Marijuana dall’Agencia Española del Medicamento

 

 

Cannabis Club – Parliamo di quantità effettive e presunte

Per determinare se la quantità di piante che vengono coltivate possano rientrare nel “consumo personale” o nel “consumo pro-capite stimato” del numero di soci di un Cannabis club e di conseguenza non rischiare di infrangere le norme del Codice Penale, bisogna tenere in conto alcune specificità della pianta, del prodotto finale ed essere in grado di fare qualche stima che, ovviamente, è solo indicativa e non “legalmente esatta”, quindi poi ulteriormente stimata e periziata in caso di eventuale giudizio.
Diciamo che a grandi linee bisogna tenere in considerazione questi fattori:

  1. Come prodotto finale di consumo non si intende la pianta nella sua interezza, ma solo la parte rimanente, già lavorata e pronta per l’uso
  2. Dal peso di una pianta va sottratto il peso delle terra, radici, tronco e rami tenendo in considerazione solo quello delle foglie, dei fiori e degli steli più piccoli: questo costituisce già in partenza un calo di circa il 40% del peso totale
  3. Da ciò che rimane, in considerazione che il prodotto si consuma secco, va tolto il peso dell’acqua che si situa tra un 80 e 85% del peso residuo

Il peso risultante da queste varie considerazioni determinerà la reale quantità di Marijuana atta al consumo personale e se ne valuterà la corrispondenza o meno all’uso dichiarato.

 

cannabis spinello

 

Cannabis Club – Prime conclusioni

Come risulta evidente da questa lunga prefazione legale, la Spagna non è certamente il “Paradiso della Marijuana” di cui molti vagheggiano e nemmeno una nazione in cui venire a “fumare” tranquillamente, visto che, sull’argomento, siamo ben lontani dal ritrovarci in un oasi di permissivismo e lassismo e farsi una canna per strada, per i motivi fin qui citati, può costare l’arresto, la detenzione e multe di varie centinaia di euro!
Ciò nonostante il governo Spagnolo sembra ben lungi dall’adottare la politica dello struzzo di infilare la testa sotto la sabbia facendo finta che niente sia cambiato rispetto a 40 anni fa e l’esistenza dei Cannabis Club sono l’esemplificazione di questa maniera di pensare e conseguentemente di attuare.

Nel prossimo articolo tratteremo specificatamente la burocrazia che sta dietro all’apertura di un Cannabis Club a Tenerife, dai documenti richiesti al quotidiano svolgimento dell’attività.

Hasta pronto!

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